Attenzione, attenzione, è in arrivo sul binario nove una terribile stroncatura! Avete mai provato a ingoiare delle pasticche di naftalina? Disgustoso vero?! Ma se vi trovaste, messi alle strette da un pazzo criminale, a dover scegliere fra ingoiare una scatola delle puzzolentissime pasticche, e leggere Woobinda, vi consiglio di scegliere la prima soluzione.
L’autore vorrebbe, dice la copertina, descrivere “un’umanità cresciuta nell’eccesso di merci e di informazioni (…) giovani capaci di odio senza rabbia, di cinismo senza disperazione”. Il povero Aldo Nove, invece, vittima del mondo che osserva forse più dei suoi personaggi, riesce solo a irritare: banalità e nullità sono solo i sentimenti che ispira. L’unica originalità che si nota è nel modo in cui terminano alcuni racconti: di colpo, con le parole troncate a metà, come in uno zapping televisivo.
Gli argomenti delle sue brevissime storie (la più lunga è di quattro pagine) sono, per citare solo i primi, un ragazzo che uccide i propri genitori perché usano il bagnoschiuma sbagliato, una signora che sogna di andare a letto con Magalli, una coppia che usa in modo clintoniamente improprio il vibratore del telefono cellulare, e così via.
Insomma se proprio vi assalisse un raptus incontenibile di consumismo, non dovrebbe esservi difficile spendere in un altro modo le 14 mila lire che costa il libro. E se poi ve lo dovessero, per qualche ragione, regalare, non accettatelo neppure: dentro c’è così poca materia che, gettato in un camino, diventerebbe cenere all’istante, Oppure fate come me, rispeditelo all’autore, ricordandovi di specificare: ESPRESSO!
Woobinda, di Aldo Nove, Ed. Castelvecchi