Se mi chiedeste quale libro regalerei a una persona che non ama leggere, vi direi sicuramente Donne di Bukowski. Il motivo è presto detto: per usare una metafora questo libro è un uragano (oppure un fulmine, un vulcano, un terremoto, o qualsiasi altra cosa, purché sia devastante). Dovrete stare ben attenti se lo leggerete, perché non vi darà tregua. Ci sono state persone, cui io stesso l’ho prestato, che non vedevano l’ora di tornare a casa per continuare a leggerlo, che smettevano di studiare, o che lo portavano dovunque andassero per poterlo proseguire. Anch’io ne sono stato folgorato; avevo 17 anni (ora ne ho 21), e dopo la prima, l’ho riletto altre due volte. Bukowski ha rappresentato per me, abituato a libri di tutt’altro genere, una novità, la più sorprendente, perché da lettore dilettante che ero, mi ha trasformato (neanche mi fossi dopato) in un lettore olimpionico: non credevo ci si potesse divertire leggendo, e mi è stato dimostrato il contrario. Con il tempo, divorati tutti i libri di Bukowski, sono passato ad altro, ma il primo amore… beh, lo sapete come vanno queste cose.
Questo libro, fra i molti altri dello scrittore americano (il cui catalogo offre altri quattro romanzi e numerose poesie e racconti) è forse il suo più tipico, di sicuro il più bello. La trama è quella senza logica della vita di ogni giorno, passata fra le corse dei cavalli, le letture di poesie nei bar e nei college del Paese, le sbornie distruttrici, e soprattutto le sue avventure di “Casanova dei poveri” con le donne. La scrittura è quella semplice, senza fronzoli ma piena di invenzioni sorprendenti, collaudata da anni di collaborazione nelle riviste underground della città di Los Angeles… Perciò se due più due fa quattro, dovreste esser già corsi dal libraio sotto casa.
Donne, di Charles Bukowski, Ed. Sugarco